Il valore della Santa Messa


Un giorno di molti anni fa, in un piccolo villaggio del Lussemburgo, un capitano della Guardia Forestale stava conversando con il macellaio quando arrivò un’anziana signora. Il macellaio chiese all’anziana signora:

Cosa vi servo, signora?”.

La donna rispose:

Il capitano che era lì presente sorrise visibilmente pensando alla stranezza della richiesta.

Un pezzetto di carne, ma non ho soldi per pagare”.

Il macellaio ribatté:

Solo un pezzetto di carne, ma come contraccambiate?”.

L’anziana signora disse allora al macellaio:

Mi dispiace di non avere soldi, ma in cambio vi prometto di assistere quest’oggi alla Messa per voi”.

Siccome il macellaio e il capitano erano molto scettici nei confronti della religione, cominciarono a ridere.

Molto bene – disse il macellaio – Andate pure a Messa per me, e ritornando, vi darò l’equivalente del valore della Messa”.

La donna in quel giorno assistette alla Messa e poi ritornò dal negoziante. Ella si avvicinò alla cassa e il macellaio le disse:

Prendete questa carta e scrivete…”.

E la donna scrisse:

Ho offerto la Messa per te”.

Il macellaio pose la carta su un piatto della bilancia e sull’altra parte un misero osso… la carta era più pesante. In seguito mise un pezzetto di carne al posto dell’osso, ma la carta era sempre più pesante… I due uomini cominciarono a meravigliarsi ma non demorsero. Fu posto un grosso pezzo di carne sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante. Inquieto e turbato, il macellaio esaminò la bilancia, ma questa funzionava benissimo.

Allora il macellaio, disse:

Cosa vuole signora…? Dovrei darle un’intera coscia di pecora?”.

Egli pose la coscia di pecora sulla bilancia, ma la carta era sempre più pesante. Mise un pezzo di carne ancora più grosso, ma il peso rimaneva sempre dalla parte della carta. Ciò impressionò talmente il macellaio che questi promise alla donna di darle la carne ogni giorno in cambio di una preghiera offerta per lui durante la Messa. Egli poi si convertì. Il capitano se ne andò anche lui molto scosso e andò a Messa ogni giorno.

Due dei suoi figli divennero sacerdoti, uno Gesuita e l’altro fu sacerdote del Sacro Cuore, era il famoso Padre Stanislao, grande apostolo del Sacro Cuore. Egli poi ha raccontato: “Sono un religioso del Sacro Cuore e il capitano era mio padre. Dopo questa dimostrazione, mio padre divenne un grande fervente della Messa quotidiana, e noi, suoi figli, abbiamo seguito il suo esempio. Andate a Messa ogni giorno se potete, otterrete tutto e vi trasformerete”.

Commento al Vangelo della XXII Domenica del Tempo Ordinario Anno C (28 agosto 2022)

Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato!

Un giorno di sabato, mentre Gesù è a pranzo presso un capo dei farisei, «notando come sceglievano i primi posti», disse agli invitati una parabola. La parabola narrata dal Maestro mette in guardia dal protagonismo di chi cerca i primi posti nei banchetti, rischiando di essere retrocesso all’ultimo posto dal padrone di casa, qualora arrivi un ospite più ragguardevole di lui (cf Pr 25, 6-7). Gesù conosce la smania umana di primeggiare, quella di coloro che «si compiacciono di essere salutati nelle piazze, di avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti» (cf Lc 20, 46), spesso semplicemente per apparire potente agli occhi altrui.

Questa scena è l’immagine della nostra vita: quanti arrivismi, quante lotte per i primi posti, per mettersi in mostra, quante guerre e litigi causati dall’orgoglio! Purtroppo anche nella Chiesa, tra sacerdoti, laici, etc, vi sono rivalità, piccole guerre per mettersi in mostra, per apparire! A parole tutti siamo umili, tutti distaccati: ma proviamo a pestare i piedi a qualcuno, a ferirlo nel proprio orgoglio e vedremo quante sorprese avremo!

Gesù allora mette prontamente in crisi questo atteggiamento per il nostro bene. A che serve occupare il primo posto su questa terra? Quanta superbia, arroganza, è finita nel nulla! Imperi grandissimi e potenti sono finiti. Imperatori divinizzati, ora sono dimenticati; persone potentissime, non ricordate più da nessuno. Imperatori e imperatrici, re e regine, politici e uomini di chiesa, caduti nel silenzio. Che cosa conta allora essere potenti, rispettati e a volte anche temuti, se poi saremo dimenticati? Pensiamo ai santi: persone semplici, umili, che a distanza di secoli e di anni ancora ricordiamo. Perché? Perché avevano capito che ciò che conta è cercare il primo posto non davanti agli uomini ma davanti a Dio. Davanti all’Onnipotente colui che si è fatto piccolo è il più grande. Ma cosa significa farsi ultimi, farsi piccoli? Certamente non significa sotterrare i propri talenti. Non significa fare il viso mesto. Non significa fuggire dalle responsabilità. Tutt’altro che questo. Farsi umili significa liberarsi dall’ansia di ogni stima umana: a noi non deve interessare il giudizio degli uomini ma di Dio! Farsi umili significa imparare ad amare, come Cristo ha amato; servire, come Cristo ha servito; obbedire, come Cristo ha obbedito il quale «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: Gesù Cristo è Signore, a gloria di Dio Padre» (cf Fil 2, 8-11). Farsi umili, dunque, significa servire e donare senza attese, senza che nessuno dica grazie, senza contraccambio, certi, però, che la ricompensa ci sarà data, un giorno, dal Padre nostro celeste.

Di seguito Gesù pronuncia un detto divenuto celebre: «chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Di fronte a Dio, che guarda il cuore e non l’apparenza, ogni uomo è posto nella giusta collocazione. Ciò significa, come canta il Magnificat, che sarà Dio stesso a umiliare i superbi e a esaltare gli umili. E con Dio la furbizia non funziona! Poi Gesù, annota Luca, dice a colui che lo ospita: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi». Secondo la mentalità tradizionale, nel pranzo solenne del sabato bisognava invitare parenti, amici e persone di riguardo ed era normale che l’invito fosse ricambiato. Gesù, però, sovverte la logica e dice che bisogna invitare coloro che sono esclusi, quelli che nessuno invita, dato che non possono ricambiare. Perché? Perché il banchetto della vita inaugurato da Gesù è per tutti, nessuno deve essere escluso. Questa è la logica che ha animato l’agire di Gesù, colui che ha accordato un privilegio agli ultimi, a coloro che erano trascurati da tutti, per narrare loro la vicinanza di Dio.

Conoscendo il cuore del Padre, egli può dunque concludere: «Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Questa è la beatitudine di chi spera: avere come unica ricompensa la comunione con Dio nel suo Regno.

Ebbene sì, l’avere in noi «gli stessi sentimenti di Gesù» (cf Fil 2, 5) ci conduce già oggi alla felicità: perché vivere con lui e come lui è la nostra gioia beata.

Commento al Vangelo della XXI Domenica del Tempo Ordinario Anno C (21 agosto 2022)

Sforzatevi di entrare per la porta stretta!

Gesù è in cammino verso Gerusalemme, sta percorrendo con risolutezza quella via che lo porterà all’ingiusta morte di croce. A un tale che gli si avvicina e gli chiede: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?», egli risponde: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno». La vita cristiana richiede sforzo, fatica, esige «la buona battaglia della fede» (cf 1Tm 6, 12): non è una lotta contro gli uomini, bensì una battaglia che ognuno di noi combatte nel proprio cuore contro le dominanti del male e del peccato (cf Ef 6, 10-17), contro «il peccato che ci assedia» (cf Eb 12, 1), contro quelle pulsioni che sonnecchiano nelle nostre profondità, ma che sovente si destano con una prepotenza aggressiva, fino ad assumere il volto di tentazioni seducenti. È la stessa battaglia combattuta e vinta da Gesù mediante la sua fedeltà alla parola di Dio e la sua preghiera: dalla vittoria contro le tentazioni nel deserto (cf Lc 4, 1-13) alla notte del Getsemani (cf Lc 22, 39-46) e addirittura fino alla croce (cf Lc 23, 35-39), egli vive in prima persona tale lotta, e anche in questo è la porta attraverso cui entrare nel Regno (cf Gv 10, 7)! La nostra battaglia, quindi, ha un senso e una speranza di vittoria solo se passa attraverso la relazione con Gesù. Ecco perché egli parla di un padrone di casa – il Signore – il quale può aprire o chiudere la porta: il giudizio su ciascuno di noi spetta solo a lui. Ed è un giudizio che svelerà la verità profonda della nostra vita, la realtà della nostra comunione vissuta o meno con Cristo, ossia il nostro aver amato o no gli altri come lui li ha amati (cf Gv 13, 34: 15, 12).

Ebbene, se la strada che ci fa vincere la battaglia passa attraverso la croce, ciò significa che tutte le altre strade allontanano da Dio. Pertanto saranno esclusi dall’entrare nel Regno tutti coloro che, pur partecipando al sacramento dell’Eucaristia, pur conoscendo il Vangelo, pur accostandosi ai sacramenti, vivranno una vita contro di lui, cioè contro l’Amore vero, contro l’Amore che abbraccia anche il sacrificio. Ricordiamoci le parole di Gesù: «Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete”. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”».

E per completare il discorso Gesù aggiunge una parola di grande speranza: «Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio». Ciò significa che nessuno è escluso dalla salvezza. Non vi sono privilegiati. Tutti siamo invitati ad entrare e a sederci a mensa nel regno di Dio. Però per entrare e sederci dobbiamo sforzarci ogni giorno di vivere secondo i suoi precetti, impegnarci di servirlo nella libertà e per amore, e accettare le croci che la vita ci presenta. Queste sono le uniche condizioni richieste per prendere parte al gioioso «banchetto di nozze dell’Agnello» (cf Ap 19, 9).

L’ultima affermazione di Gesù: «vi sono ultimi che saranno primi, e vi saranno primi che saranno ultimi», ci mette in guardia e ci invita a non ragionare secondo criteri mondani o superficiali. Non dimentichiamo ciò che scriveva sant’Agostino: «Nell’ultimo giorno molti che si ritenevano dentro si scopriranno fuori, mentre molti che pensavano di essere fuori saranno trovati dentro».

Chiediamo a Dio Padre onnipotente che ci aiuti a rispondere con fedeltà operosa alla sua chiamata e a entrare per la porta stretta della croce nel suo Regno.

MEDJUGORJE EMANA QUALCOSA DI SOPRANNATURALE: È UN LUOGO SANTO…

Riferendosi al “fenomeno Medjugorje”, Sua Eccellenza l’arcivescovo Mons. Aldo Cavalli (visitatore apostolico a carattere speciale per la Parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis), ha detto:
Eppure, la verità è che Medjugorje non è un santuario nel pieno senso ecclesiastico della parola, ma è un luogo santo ‘de facto’. Direi che qui si può incontrare una grazia speciale. Non facciamo niente qui che non si farebbe in altre parrocchie. Assolutamente niente. (…) Ma questo luogo emana qualcosa di soprannaturale. Come mai? Perché Dio lo ha scelto. Come la Nazaret un tempo sconosciuta e remota“.

Mons. Cavalli ha parlato anche della presenza misteriosa che attrae i pellegrini, soprattutto i giovani al “Mladifest”.

E parlando di pace, ha detto: “Quanto più seguiamo Maria come discepola di Gesù, e quanto più confidiamo nel suo servizio, nella sua intercessione davanti a Dio, tanto più saremo vicini alla pace, noi e il mondo che ci circonda”.

Fonte: Medjugorje-info-com

Commento al Vangelo nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria Anno C (15 agosto 2022)

L’anima mia magnifica il Signore!

Il brano del vangelo ci presenta Maria la quale dopo l’annuncio dell’incarnazione ricevuto dall’angelo, a cui aveva risposto: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (cf Lc 1, 38), senza alcun indugio si reca presso la cugina Elisabetta: essa è animata dal desiderio di essere vicina a una donna sterile eppure incinta per opera della misericordia di Dio, cui nulla è impossibile (cf Lc 1, 37). È un episodio ricco di simboli e di significati. Luca annota che «appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo e, colmata di Spirito Santo esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”». Il saluto che l’anziana Elisabetta rivolge a Maria riecheggia l’espressione del re Davide quando accoglie a Gerusalemme l’arca dell’alleanza (cf 2Sam 6, 9), e Maria è la nuova arca dell’alleanza, che festosamente porta in sé non le tavole della legge, ma il perfezionatore della legge, Cristo Signore.

Maria è esaltata soprattutto per la sua fede, per il suo abbandono alla volontà di Dio: «E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Lei ha creduto, si è resa disponibile alla Parola; per questa sua obbedienza è divenuta la Vergine Madre.

Maria, dinanzi alle meraviglie che Dio ha compiuto in lei e rispondendo all’acclamazione della cugina Elisabetta, innalza il suo canto di lode e di ringraziamento dicendo: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore». Sì, Maria riconosce lo sguardo di amore dell’Onnipotente su di lei, quell’amore che chiede solo di essere accolto: «perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome». In questo cantico, inoltre, è delineata l’azione potente di Dio che «Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote».

Quando l’amore di Dio trabocca nel cuore di un credente, allora tutta la vita segnata dalla grazia divina si trasforma in canto di lode e di ringraziamento, un inno di liberazione e di gioia che non può restare inascoltato o confinato nelle mura domestiche. La Vergine Maria canta il suo amore per Dio ad alta voce. Il suo canto è pieno di bellezza, di speranza, di luce: rivela quello che noi saremo, ossia pienamente trasformati dalla grazia di Cristo a sua immagine e somiglianza, per sempre.

L’assunzione di Maria Vergine in anima e corpo al cielo è un mistero grande, ma è soprattutto un mistero di speranza e di gioia per tutti noi: in Maria vediamo la meta verso cui camminano tutti coloro che sanno legare la propria vita a quella di Gesù, che lo sanno seguire come ha fatto Maria.

Questa festa, però, parla anche del nostro futuro, ci dice che anche noi saremo accanto a Gesù nella gioia di Dio e ci invita ad avere coraggio, a credere che la potenza della Risurrezione di Cristo, che è «primizia di coloro che sono morti» (II Lettura), può operare anche in noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che c’è nel mondo, la luce del bene.

Che Maria, «arca dell’alleanza, donna vestita di sole» (I Lettura), «primizia e immagine della Chiesa, madre di Dio» (Prefazio), immacolata nella sua concezione, illibata nella sua divina maternità, colei che non ha conosciuto la corruzione del sepolcro, che è stata innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli, ci aiuti a vivere in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere, un giorno, la sua stessa gloria. Amen.

Commento al Vangelo della XX Domenica del Tempo Ordinario Anno C (14 agosto 2022)

Sono venuto a portare il fuoco sulle terra!

I profeti sono scomodi perché dicono la verità e vanno contro le mode facili e contro le attese sbagliate della gente. Per questo chi dice la verità è condannato a soffrire. Geremia ne è una prova. Nella I Lettura abbiamo ascoltato che i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremia, perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo». Era vero ciò che i capi dissero al re? Assolutamente no! Geremia diceva la verità e rimproverava la vita immorale del popolo, per questo fu condannato e gettato «nella cisterna».

Oggi è la stessa cosa. Proviamo a dire la verità, proviamo a parlare secondo il vangelo e vi assicuro che ci faremo molti nemici. Perché ciò? Perché oggi va di moda la menzogna. Le persone non vogliono sentire la verità, ma quello che a loro piace e fa comodo. Oggi viviamo in un mondo di apparenza, di ipocrisia. Quante volte, parlando con le persone gli diciamo ciò che in realtà non stiamo pensando. È ipocrisia questa? Assolutamente sì! Se noi davvero vogliamo essere dei buoni cristiani dobbiamo avere il coraggio di incontrare incomprensioni e impopolarità: dobbiamo cercare di avere la stima dei fratelli, la loro amicizia, ma non a qualsiasi prezzo. Ciò significa che se una persona sbaglia, in modo molto caritatevole e fraterno, dobbiamo farle capire che sta sbagliando e non assecondarla nel suo errore. Lo facciamo noi questo?

Gesù nel vangelo afferma che sulla terra lui «è venuto a portare non la pace» bensì «la divisione». Sono parole da intendere bene. Noi sappiamo che Gesù ha predicato la pace non intesa come frutto di compromesso o di silenzio, ma come frutto di conversione alla verità. La pace predicata dal Signore non era una pace di menzogna ma di verità e la verità è scomoda, crea divisione, innervosisce tutti coloro che vogliono la menzogna.

Spesso si creano fra noi divisioni per motivi esclusivamente umani: orgoglio, gelosia, superbia, arroganza, rivalità etc. Queste divisioni non sono nel disegno di Dio, devono sempre essere ricomposte, ritrovando la pace dentro noi stessi. Anche all’interno delle nostre comunità, per svariati motivi, vi sono divisioni. Il nostro impegno, dunque, deve essere quello di aiutare, noi stessi e gli altri, a crescere ogni giorno nell’unità correggendoci fraternamente dicendo sempre, con garbo, la verità.

L’evangelista Luca annota anche che Gesù ai suoi discepoli disse: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!». Lungo tutta la sua vita Gesù ha cercato di accendere sulla terra il fuoco del regno di Dio, e lo ha fatto ardendo egli stesso della sua passione d’amore per Dio e per gli uomini suoi fratelli: egli avrebbe voluto immergere tutti nel fuoco dello Spirito Santo, il fuoco del suo amore (cf Lc 3, 16). Ed è questo stesso fuoco che ha finito di consumarlo, per condurlo cioè a una morte emblematica, frutto di una vita spesa e donata fino alla fine, fino al punto estremo.

È proprio la prospettiva della morte violenta quella che Gesù evoca mediante l’immagine del battesimo, dell’immersione: «Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!». Gesù comprendeva che in un mondo ingiusto il suo vivere come giusto poteva solo creare divisione e condurlo ad essere perseguitato, ad essere immerso nell’ingiusto sofferenza e nella morte violenta (cf Sal 69, 3.15; Is 43, 2), come avverrà nell’ora della passione, un’ora da lui accolta nella libertà e per amore. Alla sua sequela anche i suoi discepoli nel corso della storia conosceranno quest’ora, come egli ha loro preannunciato (cf Mc 10, 38): essi non dovranno stupirsi dell’incendio di persecuzione che si accenderà contro di loro, ma dovranno rallegrarsene, certi di partecipare in questo modo alla stessa sorte del loro Signore (cf 1Pt 4, 12-16). I primi cristiani meravigliosamente vissero il fuoco della fede e con le parole e la vita creavano, in coloro che li vedevano e ascoltavano, crisi e ripensamento. Davvero essi, per restare fedeli al vangelo, affrontarono le persecuzioni perché credevano che chi perde la vita per il Signore, la salva per l’eternità.

Oggi, invece, noi creiamo nuove divinità: personaggi dello sport, del cinema, della canzone etc. sono talmente divinizzati che la loro vita immorale, ampiamente pubblicizzata dalla televisione e dai social network diventa, purtroppo, esempio che molti giovani seguono.

Abbiamo ascoltato che Gesù, citando un oracolo del profeta Michea dice: «D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». Queste parole netti e forti ci vogliono far comprendere che dobbiamo iniziare a prendere posizione di fronte alle esigenze radicali poste da Gesù: o si sceglie di vivere come lui ha vissuto, certi che la propria vita è «salvata» per l’eternità; oppure, pur continuando a definirci cristiani, continuiamo a vivere la nostra «falsa» fede rifiutando di accogliere e vivere la sua Parola. Siamo capaci e disponibili di mettere al primo posto Gesù? Siamo disposti a dare la vita per lui? Ci sentiamo completamente coinvolti nella missione della Chiesa? La nostra fede è veramente salda nel Signore? Non esiste una terza possibilità: o si è con lui o si è contro di lui!

La vita di fede è un cammino, una corsa, a volte faticosa, ma nella quale non possiamo fermarci. In questa corsa dobbiamo correre con perseveranza tenendo fisso lo sguardo su Gesù. Purtroppo, spesso, non solo non corriamo, ma neanche camminiamo alla sequela di Gesù. Per perseverare con fedeltà in questa corsa è necessario deporre tutto ciò che è di peso e il peccato e il peccato che ci intralcia.

Chiediamo al Signore che ci faccia comprendere ciò che è un peso nella nostra vita, ci aiuti a vincere ogni forma di apatia, ci sostenga nei momenti di prova e di tentazione e riaccenda nei nostri cuori il fuoco da lui acceso, lottando con tutte le nostre forze perché non si spenga. Amen!

Preghiera a Maria

O Cuore Immacolato di Maria,
colmo di bontà,
mostra il tuo amore verso di noi.
La fiamma del tuo Cuore, o Maria,
scenda su tutti gli uomini.
Noi ti amiamo infinitamente.
Imprimi nei nostri cuori
il vero amore così che abbiamo
un desiderio continuo verso
di te e il tuo Figlio Gesù. Amen. (Don Lucio)

Enzo Maiorca e il delfino

Enzo Maiorca immerso nel caldo mare di Siracusa parlava a poca distanza con la figlia Rossana che era sulla barca pronta anch’essa ad immergersi, all’improvviso si sentì colpire leggermente alle spalle, si girò e vide un delfino. Capì subito che l’animale non voleva giocare, ma esprimere qualcos’altro. Il delfino infatti si allontanò e Maiorca lo seguì a nuoto. Poi l’animale si immerse e lo stesso fece Enzo, a circa 12 metri di profondità impigliato in una rete di una spadara abbandonata c’era un altro delfino. Maiorca emerse rapidamente e chiamò a gran voce la figlia perché lo raggiungesse con i due coltelli da sub che erano nella barca.

In pochissimi minuti i due esperti sub riuscirono a liberare il delfino impigliato nella rete, il quale allo stremo delle sue forze riuscì ad emergere e, emettendo un quasi “grido umano”, così lo descrisse Maiorca, riuscì a respirare. (Un delfino può resistere sott’acqua non oltre 10 minuti, dopodiché affoga).

Il delfino liberato restò un po’ stordito in acqua, controllato da Enzo, Rossana e l’altro delfino. Poi si riprese e, sorpresa! Si scoprì che era una delfina perché da li a poco partorì un piccolo.

Mamma e cucciolo si allontanarono mentre, il delfino maschio fece un giro intorno ai due umani e si fermò un attimo davanti ad Enzo Maiorca, gli diede un colpetto, come fosse un bacio, sulla sua guancia a mò di gratitudine e poi si allontanò.

Questa meravigliosa storia commosse tutti i presenti che si alzarono in piedi per un lungo e caloroso applauso. Enzo Maiorca terminò il suo intervento dicendo che: “ fin quando l’uomo non avrà imparato a rispettare e a dialogare con il mondo animale, non potrà mai conoscere il suo vero ruolo su questa Terra”.

I consigli di una mamma

Mamma, sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una Sprite. Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello
che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava… Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull’asfalto e sento un poliziotto che dice: . Mamma, la sua voce sembra così lontana… Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: . Sono certa che il ragazzo alla guida dell’altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire… Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Di’ a mia sorella di non spaventarsi, mamma, di’ a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare… Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva…La mia respirazione si fa sempre piu debole e incomincio ad avere veramente paura… Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento così disperata…Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo… Ti voglio bene e…. addio.”
Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all’incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva…scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza.

Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli, potresti perdere l’opportunità, anche se non bevi, di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo.

La grazia chiesta alla Madonna

C’era un uomo credente che chiedeva una grazia.
Durante la processione eucaristica, con molto fervore supplicó Gesú nel Santissimo Sacramento, ma non fu esaudito.

Dopo qualche tempo ci fu la processione per una festa mariana. Allora si rivolse alla Madonna e le disse: “Senti, visto che tuo Figlio non mi ha ascoltato, io vengo da te cosí se glielo dici tu, Lui ti dice di sí”!
Tempo 2-3 giorni e la grazia arrivó.

… perché Lei é il ponte fra noi e Gesú…e se bussiamo attraverso di Lei, Dio interviene certamente e prontamente, se ció che chiediamo é per il nostro bene.

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