In Piazza San Pietro torna il 16 dicembre la Benedizione dei Bambinelli

Anche quest’anno torna il tradizionale appuntamento in piazza San Pietro per la Benedizione dei Bambinelli, organizzato dal Centro Oratorio Romani. “Tutta la gioia in una culla” è il tema scelto per l’edizione del Natale 2018 che si terrà la prossima domenica 16 dicembre. L’evento, voluto da Papa Paolo VI, raccoglie da decenni bambini, ragazzi, famiglie ed animatori nella terza domenica di Avvento per la recita dell’Angelus e la benedizione delle statuine. Per gli Oratori romani si tratta di un momento prezioso del percorso in preparazione del Natale anche per ricordare a tutti come Gesù venga nel mondo per rispondere alla sete di felicità che è insita nel cuore dell’uomo.

Bambini e ragazzi provenienti da decine di parrocchie romane verranno accolti come sempre dai giovani animatori del Cor in un percorso di preghiera a cominciare dalla messa in basilica presieduta dal cardinale Angelo Comastri, e concelebrata dai sacerdoti degli Oratori accolti per la prima volta dal nuovo assistente del Cor, don Simone Carosi. I gruppi si sposteranno poi sulla piazza per attendere insieme, fra canti natalizi e momenti di animazione, le parole di Papa Francesco, accompagnati da monsignor Gianrico Ruzza, vescovo ausiliare per il Settore Centro e segretario generale del Vicariato di Roma, che parteciperà con loro all’Angelus, e dal presidente dell’associazione diocesana, David Lo Bascio.

A Roma sono presenti circa un centinaio di oratori di cui una quarantina associati al Centro Oratori Romani che promuove la pastorale oratoriana nelle parrocchie attraverso l’invio di catechisti missionari, l’offerta di progetti educativi, sussidi e formazione per gli animatori. A dicembre gli oratori dell’associazione laicale fondata dal servo di Dio Arnaldo Canepa si incontreranno anche il 28 presso la basilica di Don Bosco al Tuscolano per la Festa della Riconoscenza, momento di ringraziamento comunitario per l’anno che va a chiudersi.

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Il Vaticano presenta “Cardine”, un WebDoc sull’opera dell’Elemosineria apostolica

“Cardine. Il WebDoc sulla Misericordia di Papa Francesco” è il titolo della nuova collana video che verrà diffusa da domani su Vatican News per raccontare il lavoro e le attività svolte dalla Elemosineria Apostolica, guidata da «don Corrado», il cardinale polacco Konrad Krajewski creato dal Pontefice nel Concistoro del giugno scorso.

Pur occupandosi della distribuzione delle pergamene di benedizione ai fedeli, la struttura viene definita il «braccio caritativo» di Papa Francesco proprio perché conduce diversi progetti benefici a favore dei più bisognosi. Un’azione silenziosa svolta da diversi anni in sintonia con altre istituzioni quali la Direzione Sanità e Igiene del Governatorato della Città del Vaticano, capitanata dal professor Alfredo Pontecorvi, e l’Istituto di Medicina Solidale Onlus, presieduto dalla dottoressa Lucia Ercoli.

A partire dalla viva voce dei protagonisti, “Cardine” racconta storie di speranza. La prima puntata è dedicata alla possibilità di riscatto vissuta da Enzo, un pluripregiudicato alle prese con i pasti per i senzatetto delle stazioni ferroviarie romane di Termini e Tiburtina. La seconda puntata, il 13 dicembre, narra dell’Ambulatorio Medico attivo sotto il Colonnato di San Pietro divenuto ormai un vero e proprio baluardo del diritto alla salute per i meno abbienti di Roma, siano essi italiani o stranieri.

Il 19 dicembre la tappa sarà a casa di Krajewski per seguire la preparazione dei panini destinati ai fruitori del servizio bagni e docce del Vaticano, aperto nel 2015 sempre sotto il Colonnato, e per incontrare Mario che ha ripreso in mano la sua vita dopo un infarto che lo ha portato a perdere il lavoro e a dormire per strada. Nella quarta puntata, il 20 dicembre, spazio al “camper di Papa Francesco”, ovvero l’ambulatorio mobile che porta ascolto e visite mediche specialistiche per bambini e famiglie nei contesti più estremi di Roma come le occupazioni, gli sfratti e i campi di accoglienza.

Prodotto in collaborazione con Vatican Media, il nuovo WebDoc verrà diffuso in sinergia con l’intero gruppo comunicativo della Conferenza Episcopale Italiana: Cei News, Avvenire, Tv2000 e Agensir, in qualità di media partner, veicoleranno i contenuti della serie mediante i rispettivi canali rilanciando lo spirito di cooperazione costantemente auspicato da Papa Francesco.

“Prepariamo il Natale con fede, difendendolo da mondanità e superstizioni”

«Signore, aiuta la mia poca fede. Difendi la mia fede dalla mondanità, dalle superstizioni, dalle cose che non sono fede. Difendila dal ridurla a teorie, siano esse teologizzanti o moraleggianti… No! Fede in Te, Signore». È la preghiera formulata dal Papa in questa seconda settimana d’Avvento e suggerita ai fedeli per una seria preparazione al Natale. Durante la messa di questa mattina a Santa Marta, Francesco ribadisce infatti ancora una volta l’invito a vivere questo evento centrale per la vita cristiana qual è la nascita di Cristo con «vera fede» e non «mondanamente o paganamente».

Certo, ammette il Papa nella sua omelia riportata da Vatican News, «non è facile custodire la fede, difendere la fede». È una «grazia» da chiedere e un dono da ricevere: «Abbiamo chiesto la fede nel mistero di Dio fatto uomo. La fede anche oggi, nel Vangelo, fa vedere come tocca il cuore del Signore», dice riflettendo sulla scena emblematica del Vangelo di un paralitico calato con il suo lettuccio dal tetto, vista la grande folla, per farlo guarire da Gesù. «Gesù vide quella fede», spiega Francesco, «perché ci vuole coraggio, per fare un buco sul tetto e far calare un lettuccio con l’ammalato lì… ci vuole coraggio. Quel coraggio, questa gente aveva fede! Loro sapevano che se l’ammalato arrivava davanti a Gesù, sarebbe stato guarito».

Cristo «ammira la fede nella gente»; spesso infatti il Vangelo riporta la frase: «Vedendo la loro fede…». È il caso del centurione che chiede la guarigione del suo servo o della madre siro-fenicia che intercede per la figlia impossessata dal demonio o ancora della donna che, solo toccando l’orlo del mantello di Gesù, guarisce dalle perdite di sangue che la affliggevano da anni. «Con la fede tutto è possibile», rimarca il Papa.

Per questo Gesù «rimprovera la gente di poca fede», come Pietro che dubitava. Invece ammira il cieco del nono capitolo di Giovanni che con un «atto di fede» riconosce Gesù come il Messia. «Ci farà bene oggi, e anche domani, durante la settimana, prendere questo capitolo nono di Giovanni e leggere questa storia tanto bella, del ragazzo cieco dalla nascita», dice Francesco.

«Oggi – conclude – abbiamo chiesto questa grazia: in questa seconda settimana dell’Avvento, prepararci con la fede a celebrare il Natale. È vero che il Natale – lo sappiamo tutti – tante volte si celebra non con tanta fede, si celebra anche mondanamente o paganamente; ma il Signore ci chiede di farlo con fede e noi, in questa settimana, dobbiamo chiedere questa grazia: di poter celebrarlo con fede».

(art. di Salvatore Cernuzio)

Preparate la via del Signore! (II Domenica di Avvento)

La nota dominante di questa seconda domenica di Avvento è l’invito alla vigilanza e alla conversione.

La vigilanza a cui ci richiama l’Avvento sottintende una conversione sincera, profonda e radicale. Non si tratta di cambiare mestiere o nazionalità, bensì la nostra mentalità. La conversione consiste nell’accogliere con sincerità e coerenza Dio come Padre; nel mettere in pratica quello che Gesù ha annunciato; nell’accettare l’invito a dedicarsi agli altri con generosità. Ogni conversione è fatica. Non ci si converte una volta per tutte ma giorno dopo giorno. Lasciamoci illuminare e guidare dallo Spirito Santo affinché la parola di Dio scenda su di noi per trasformarci, così come scese sul precursore, il Battista, il quale invitava alla conversione. Giovanni inizia a predicare tra il 27 e il 28 d.C. La parola di Dio lo raggiunge nel deserto. Il deserto è il luogo della prova, ma è anche il luogo del cammino faticoso e pieno di speranza, che il popolo di Dio ha compiuto per giungere alla terra promessa. C’è un nuovo cammino da percorrere e c’è una nuova terra promessa da raggiungere: la salvezza che tocca ogni uomo e che il Messia realizzerà. Bisogna preparare la strada al Signore che viene. L’evangelista Luca, infatti, cita un oracolo del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diventeranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Sono parole di grande consolazione. Nel contempo, però, esse costituiscono un monito: sull’esempio di Giovanni il cristiano è chiamato a preparare ogni giorno la strada nelle sabbie del proprio cuore, abbassando i monti del proprio orgoglio, della superbia, dell’egoismo e riempire il burrone della poca fede.

Il salmo responsoriale ci ricorda che il nostro pellegrinaggio verso Dio – il quale desidera che tutti gli uomini siano salvi – è nel pianto e nel giubilo al tempo stesso, perché sempre camminiamo «portando la semente da gettare» e sempre torniamo «portando i nostri covoni».

Le letture, dunque, aprono il cuore alla speranza. Il profeta Baruc (I Lettura) invita Gerusalemme, simbolo di tutto il popolo d’Israele, a deporre le «vesti del lutto e dell’afflizione» per «rivestirsi dello splendore della gloria che viene da Dio per sempre». L’evangelista Luca (Vangelo), parlando del Battista, vuole farci comprendere che tutti noi dobbiamo accogliere Cristo preparando il nostro cuore ad essere semplice, umile. L’apostolo Paolo (II Lettura), invita i fedeli della Chiesa di Filippi a «cooperare alla diffusione del Vangelo».

Nel nostro mondo c’è bisogno di conversione e purificazione. Papa Francesco, in diverse occasioni, ha detto che non dobbiamo ricercare la ricchezza, gli onori, i privilegi, il potere, perché la vera felicità non consiste nei beni di questo mondo. La vera gioia, per il cristiano, è accogliere Cristo Signore nel proprio cuore. Ma noi, siamo davvero pronti ad accogliere Gesù?

Spesso ci sentiamo sfiduciati, abbattuti per le tante difficoltà che incontriamo sul nostro cammino, ma Dio è più grande di noi e ci guida verso il suo regno.

Invochiamo da Dio la grazia della conversione, impegnandoci a raddrizzare i sentieri della nostra vita per essere pronti ad accogliere il Signore che viene.

Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola. Solennità dell’Immacolata Concezione

Che significato ha nel tempo liturgico di Avvento la solennità dell’Immacolata Concezione?
Nelle quattro settimane in cui invochiamo e ci prepariamo alla venuta del Signore Gesù, noi ricordiamo che Dio, in vista della salvezza di tutta l’umanità, è più volte intervenuto nel succedersi degli eventi, svelando così l’infinito amore che ha per tutti noi che siamo suoi figli. Fin dalle origini dell’umanità Dio si è mostrato, anche di fronte al peccato degli uomini, amore e misericordia. L’uomo è peccatore, è tentato dal male e di fatto compie il male. Il male come il bene sono presenti nel mondo, però mai il peccato ha l’ultima parola, la quale appartiene a Dio ed è parola di perdono e di salvezza. Per grazia di Dio, dunque, ci sarà una vittoria definitiva del bene sul male, della vita sulla morte, dell’amore sull’odio!

La solennità di oggi, quindi, è un anticipo di tutti i doni di salvezza, di grazia, di santità che il Messia sta per effondere sulla terra. Maria racchiude in sé tutte le attese, le speranze e le preghiere del popolo di Israele ed è immagine della Chiesa, chiamata a liberarsi da ogni colpa e ruga per presentarsi sposa vergine ed incontaminata e, al tempo stesso, madre feconda e lieta di tanti figli. Per questo il Papa Pio IX, nel 1854, nella Patriarcale Basilica di san Pietro in Vaticano, dichiarò solennemente verità di fede la Concezione Immacolata di Maria: era l’8 dicembre!

Quattro anni dopo, 11 febbraio 1858, una ragazza dei Pirenei, Bernardetta Soubirous, illetterata senza istruzione religiosa, dice di aver visto, nella grotta di Massabielle, una bianca Signora che il 25 marzo rivela il suo nome: “Io sono l’Immacolata Concezione!”.

È lecito chiedersi: la Concezione Immacolata che cosa ha prodotto nella vita concreta di Maria? Cioè: Maria, per il fatto stesso di essere Immacolata, ha avuto una vita più facile o una fede meno faticosa? Assolutamente no! Maria ha lottato ogni giorno, ha percorso tutta la strada della fede! Si è fatta discepola fedele e docile facendo sempre la volontà dell’Onnipotente mettendo in pratica la Parola di Dio.

L’antica promessa, letta nel racconto della Genesi, comincia ad attuarsi. Quello che succede nella piccola e povera casa di Nazareth parte da molto lontano. La prima lettura narra il dialogo tra Dio e la prima coppia dopo il peccato, la punizione e insieme la promessa di una salvezza futura. In questa promessa si intravede il mistero di Cristo e della Vergine. È a causa di Eva che il male è entrato nel mondo ed è grazie a Maria, nuova Eva, che nascerà colui che lo vincerà. Maria, quindi, è un segno eloquente che la sconfitta dell’antico seduttore è già iniziata.

Anche san Paolo, nella lettera che scrive agli Efesini, che è un inno di benedizione, accenna al peccato solo per dire che è stato perdonato, mentre mostra in tutto il suo splendore l’opera compiuta da Dio, per rendere i suoi figli immacolati, santi ed eredi della vita eterna. Dio ha predestinato Maria a diventare la madre di suo Figlio, il Salvatore. Ella, dunque, è il vertice di questa opera divina realizzata da Cristo, è la donna eletta, scelta dall’Onnipotente per diventare dimora del Verbo incarnato.

L’evangelista Luca racconta l’incontro tra l’angelo Gabriele e Maria. Si tratta di un dialogo di salvezza che avviene in tre tempi: il saluto (di grazia-elezione), l’annuncio (della maternità messianica) e il mistero (della salvezza in Cristo). Il saluto è invito alla gioia: “rallegrati”. L’appellativo «piena di grazia» significa una persona che è stata amata con amore di benevolenza dal Padre, che è stata ornata e colmata di doni elargiti per bontà divina, che è stata arricchita di bellezza.

Maria, però, non si esalta all’annuncio dell’angelo; al contrario, si turba: «A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo».

Il turbamento di Maria è il timore che pervade chiunque avverte la presenza di Dio e la chiamata a una missione impegnativa. A lei, come già ai profeti, agli apostoli e ai discepoli viene detto: «Non temere». Dinanzi all’amore di Dio per noi, alle sue richieste, alle sue sollecitazioni, non lasciamoci prendere dalla paura, ma aderiamo generosamente, perché il Signore è con noi.

L’angelo la rassicura e la conforta dicendole: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Questo annuncio la sconvolge ancora di più perché non solo non conosce uomo, il che significa che non è andata ancora a vivere insieme a Giuseppe, ma si rende anche conto che nessun uomo può essere in grado di realizzare ciò che l’angelo le sta annunciando.

Ma l’angelo Gabriele risolve il suo dubbio con una risposta chiara e misteriosa allo stesso tempo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra… Nulla è impossibile a Dio». Sarà Dio stesso a operare in lei ciò che all’uomo è impossibile. Dopo questa precisazione Maria, abbandonandosi totalmente a Dio e in Dio, esclama: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». La Vergine santa, a differenza nostra, non conta sulle sue forze ma solo sulla Parola di Dio. In questo consiste la grandezza di Maria: accogliere senza indugio la Parola, accogliere l’alleanza che Dio le offre, essere pronta a rispondere con tutta la sua vita alla volontà del suo Signore. Maria, dunque, crede alla promessa di Dio, diventa madre ed ecco che nel suo grembo prende forma quel Figlio d’uomo che salverà il mondo.

Il nostro mondo ha bisogno di salvezza. I governanti difendono gli interessi delle persone e delle nazioni ricche e potenti e non si curano della sofferenza di tanti deboli e poveri che non hanno voce per gridare ed essere ascoltati. In questo modo il peccato continua a dilagare nel mondo e porta i suoi frutti di morte.
Maria, la serva del Signore, ha messo la sua vita nelle mani di Dio per la salvezza dell’umanità. Non saranno, dunque, i potenti a salvare il mondo ma Cristo Signore che per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel grembo della Vergine Maria e si è fatto uomo.

Lasciamoci guidare da Maria, Immacolata Concezione, verso il Signore nell’obbedienza alla sua Parola e affidiamo a lui la nostra vita con le sue fatiche e le sue speranze.

Perché l’Immacolata Concezione si festeggia l’8 dicembre?

Celebriamo tutti gli la festa dell’Immacolata Concezione, un dogma le cui radici risalgono all’8 dicembre del 1854, quando ne è stato proclamato il dogma da papa Pio IX con la sua bolla «Ineffabilis Deus». La Chiesa Cattolica da alloraosserva questa festa ogni 8 dicembre. Ma cosa si celebra? L’Immacolata Concezione non si riferisce al concepimento di Gesù, ma al concepimento di Maria. La Vergine, secondo il credo religioso, è stata concepita senza peccato originale: è stata preservata da ogni macchia di fin dal primo istante nel grembo di Sant’Anna. L’Immacolata Concezione si festeggiava anche in Oriente già nel VI secolo. Poi, con la decisione del pontefice, entrò nel calendario della Chiesa.

Quattro sono le verità di fede sulla Madonna, secondo la fede Cattolica, raccolte e raccontate nell’arco di 1.500 anni: la maternità divina; la verginità perpetua; l’immacolata concezione e l’assunzione, che riprende l’antica tradizione della Dormizione o del Transito, secondo la quale la Vergine, alla fine della sua vita terrena, si sarebbe addormentata per essere trasportata in cielo con la sua carne.

«Immacolata Concezione» significa letteralmente «concepimento senza macchia». Come si legge sulla bolla di Pio IX, «la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certa ed immutabile per tutti i fedeli».

A conferma del dogma viene citato dalla Chiesa cattolica quanto avvenuto a Lourdes nel 1858, quando la 14enne Bernadette Soubirous riferì al suo parroco di aver visto in una grotta una «piccola signora giovane» che e aveva detto «Io sono l’Immacolata Concezione». Un anno prima, nel 1857, in piazza di Spagna a Roma fu inaugurato il monumento dell’Immacolata: ogni 8 dicembre, secondo la tradizione, il papa fa visita in questo luogo. Era il 1958 quando il Sommo Pontefice Giovanni XXIII depose ai piedi del monumento un cesto di rose bianche per poi fare visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore.