PREGHIERA ALLA MADONNA DI LORETO

Accendi, o Vergine Lauretana, la lampada della fede in ogni casa d’Italia e del mondo. Dona ad ogni mamma e ad ogni padre il tuo limpido cuore, affinché riempiano la casa della luce e dell’amore di Dio. Aiutaci, o Madre del sì, a trasmettere alle nuove generazioni la Buona Notizia che Dio ci salva in Gesù, che nel tuo grembo si è incarnato e si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo. Fa’, o Vergine gloriosa, che in Italia e nel mondo non si spenga mai il canto del Magnificat, ma continui di generazione in generazione attraverso i piccoli e gli umili, i miti, i misericordiosi e i puri di cuore che fiduciosamente attendono il ritorno di Gesù. O Maria, piena di grazia, tu che sei la benedetta fra tutte le donne, fa’ conoscere il tuo materno amore a coloro che sono afflitti dalla sofferenza. Volgi il tuo sguardo materno agli infermi che con fede ti pregano: ottieni loro il conforto dello spirito e la guarigione del corpo. Concedici, ti supplichiamo, o Madonna di Loreto, le grazie che umilmente ti chiediamo. Orsù dunque, Santa Madre di Dio, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e assistici nell’ora della nostra morte. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria! Amen.

10 dicembre: memoria della BEATA VERGINE MARIA DI LORETO

Nel 1296, l’eremita fra’ Paolo della Selva ebbe una visione, in cui gli fu rivelata l’autenticità della traslazione dell’antica Casa di Maria e Giuseppe, dalla Palestina a Loreto. “L’alma chiesa di santa Maria di Loreto fu camera della casa della gloriosissima Madre del nostro Signore Gesù Cristo… La quale casa fu in una città della Galilea, chiamata Nazaret. E in detta casa, nacque la Vergine Maria, qui fu allevata e poi, dall’Angelo Gabriele salutata; e finalmente, nella stessa camera, nutrì Gesù Cristo suo figliuolo… Quindi, gli apostoli e discepoli consacrarono quella camera in chiesa, ivi celebrando i divini misteri… Ma, dopo che il popolo di Galilea e di Nazaret abbandonò la fede in Cristo e accettò la fede di Maometto, gli Angeli levarono dal suo posto la chiesa e la trasportarono… depositandola alla fine sul colle, nella notte del 9-10 dicembre 1294, dove si trova attualmente”. Fu a causa delle Crociate, per liberare i popoli dall’occupazione araba che, secondo la tradizione, gli Angeli intervennero per mettere in salvo la casa della Vergine, già trasformata in chiesa. Il prodigio della traslazione della Santa Casa attirò, dal XV secolo, la peregrinazione di re e regine, principi, cardinali e papi, ma anche condottieri, poeti, scrittori, religiosi, filosofi. I Papi, nei secoli successivi, confermarono la devozione alla Vergine Lauretana, specie nelle circostanze dolorose. Nel Santuario Lauretano è custodita l’esperienza della vita condivisa tra Gesù, Maria e Giuseppe nei trent’anni che il Signore è stato in mezzo a noi. Ed è per questo che, nella casa di Nazaret vi è la storia di tutti gli uomini, poiché ogni uomo è legato ad una “casa”, dove nasce, lavora, riposa, la casa della sua infanzia, dei suoi primi passi nella vita. In questa casa è vissuto Gesù, quindi la storia di ogni uomo, figlio di Dio, passa attraverso questa casa.

LE MANI E IL CROCIFISSO

Un cavaliere, appartenente ad una delle più note famiglie di Firenze, aveva una relazione extraconiugale con una nobildonna della stessa città.
Il padre, venuto a conoscenza della cosa, ripetutamente, ma invano, esortò il figlio a cambiar vita.
Dopo qualche tempo, però, nel 1712, la donna si ammalò e, in breve, morì, senza pentirsi del male fatto.
L’amante era distrutto per l’inattesa perdita, così suo padre, essendo in buoni rapporti con i preti della Missione di San Vincenzo de’ Paoli, gli consigliò di partecipare ad un corso di esercizi spirituali per i laici che i padri tenevano nella loro casa religiosa di San Jacopo sull’Arno.
Il giovane, per accontentare il pio genitore, accettò il consiglio e si recò per qualche giorno in quel luogo sacro, dove tutto invitava alla preghiera e alla meditazione.
Le stanze usate dai preti della Missione, come pure quelle occupate da coloro che partecipavano agli esercizi, oltre al letto, un armadietto e uno scrittoio avevano anche un inginocchiatoio in legno e un quadro del Crocifisso appeso alla parete. Le immagini di Gesù Crocifisso erano di carta incollata su tela, montata su un telaio di legno.
Non erano, quindi, munite né di vetro né di cornice.
La sera del primo giorno, tutti i partecipanti erano scesi in refettorio per la cena.
Era assente solo quel signore.
Il direttore degli esercizi, preoccupato, salì al piano di sopra, bussò alla porta della sua camera, ma nessuno rispondeva.
Pensando che fosse successo qualcosa di grave, aprì la porta e vide la stanza piena di denso fumo.
Credendo che fosse un inizio di incendio, chiamò aiuto.
Accorsero diverse persone.
Diradandosi, frattanto, il fumo, notò che il cavaliere giaceva riverso a terra, privo di sensi.
Fu subito adagiato sul letto e poco dopo rinvenne.
Intanto il direttore ispezionava attentamente la stanza per rendersi conto da dove provenisse il fumo.
A quel punto si accorse che sul quadro del Crocifisso appeso alla parete c’era l’impronta di due mani roventi.
Queste avevano bruciato, nella parte inferiore del quadro raffigurante Gesù Crocifisso, non solo la tela sulla quale era incollata l’immagine ma anche il telaio di legno che fungeva da supporto.
Il cavaliere disse loro che tra le fiamme gli era apparsa l’amante, dicendogli, in tono irritato:

– «È per causa tua che io sono nell’inferno! Sta’ bene in guardia.
Dio ha voluto che io te ne dessi l’avviso, e perché tu non abbia a dubitare della realtà della mia apparizione te ne lascio il segno».

Ciò detto, s’inginocchiò al genuflessorio e toccò con le mani il quadro, lasciandovi le impronte di fuoco che ora si vedono.
Fortemente scosso da questa apparizione e meditando sulla triste sorte della sua amante, l’uomo si convertì, vivendo santamente per il resto della vita.

MORALE: Non desiderare la donna d’altri (IX Comandamento).

PREGHIERA A MARIA IMMACOLATA

Regina nostra
concepita senza
peccato originale,
inclita Madre di Dio,
Vergine Immacolata,
Ti preghiamo:
fa’ che i nostri cuori
siano ricolmi di grazia
e risplendano di sapienza.

Rendili forti con la tua forza
e ricchi di virtù.
Su noi effondi il dono
della misericordia,
perché otteniamo il perdono
dei nostri peccati.

Aiutaci a vivere
facendo sempre
la volontà del
Padre nostro
che è nei cieli,
così da meritare la gloria
e la beatitudine eterna.

Questo ci conceda
Gesù Cristo, tuo Figlio,
che Ti ha esaltata
al di sopra degli Angeli
e Ti ha incoronata
Regina del cielo e della terra.
A Lui onore e gloria
nei secoli in eterno. Amen.

(Don Lucio)

Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Rallegrati, piena di grazia!

Nella Liturgia di questa festa viene proclamato il vangelo dell’Annunciazione, che contiene appunto il dialogo tra l’angelo Gabriele e la Vergine. «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» – dice il messaggero di Dio -, e in questo modo rivela l’identità più profonda di Maria, il «nome», per così dire, con cui Dio stesso la conosce: «piena di grazia». Questa espressione, che ci è tanto familiare fin dall’infanzia perché la pronunciamo ogni volta che recitiamo l’«Ave Maria», ci offre la spiegazione del mistero che oggi celebriamo. Infatti Maria, fin dal momento in cui fu concepita dai suoi genitori, è stata oggetto di una singolare predilezione da parte di Dio, il quale, nel suo disegno eterno, l’ha prescelta per essere madre del suo Figlio fatto uomo e, di conseguenza, preservata dal peccato originale. Perciò l’angelo si rivolge a lei con questo nome, che implicitamente significa: «da sempre ricolma dell’amore di Dio», della sua grazia.

Il mistero dell’Immacolata Concezione è fonte di luce interiore, di speranza e di conforto. In mezzo alle prove della vita e specialmente alle contraddizioni che l’uomo sperimenta dentro di sé e intorno a sé, Maria, Madre di Cristo, ci dice che la Grazia è più grande del peccato, che la misericordia di Dio è più potente del male e sa trasformarlo in bene.

Purtroppo ogni giorno noi facciamo esperienza del male, che si manifesta in molti modi nelle relazioni e negli avvenimenti, ma che ha la sua radice nel cuore dell’uomo, un cuore ferito, malato, e incapace di guarirsi da solo. La Sacra Scrittura ci rivela che all’origine di ogni male c’è la disobbedienza alla volontà di Dio, e che la morte ha preso dominio perché la libertà umana ha ceduto alla tentazione del Maligno. Ma Dio non viene meno al suo disegno d’amore e di vita: attraverso un lungo e paziente cammino di riconciliazione ha preparato l’alleanza nuova ed eterna, sigillata nel sangue del suo Figlio, che per offrire se stesso in espiazione è «nato da donna» (cf Gal 4, 4). Questa donna, la Vergine Maria, ha beneficiato in anticipo della morte redentrice del suo Figlio e fin dal concepimento è stata preservata dal contagio del peccato originale. Perciò, con il suo cuore immacolato, Lei ci dice: «affidatevi a Gesù, Lui vi salva». Ed inoltre, guardando Lei, noi riconosciamo l’altezza e la bellezza del progetto di Dio per ogni uomo: diventare «santi e immacolati nella carità», nell’amore (cf Ef 1,4), ad immagine del nostro Creatore.

A Maria Immacolata, che contempliamo in tutta la sua bellezza e santità, rivolgiamo la nostra preghiera affinché ci aiuti soprattutto ad avere fede in Dio, a credere nella sua Parola, a rigettare sempre il male e a scegliere il bene.

LA VECCHIETTA CHE ASPETTAVA DIO

C’era una volta, un’anziana signora, che passava in pia preghiera molte ore della giornata. Un giorno, sentì la voce di Dio che le diceva:

– “Oggi verrò a farti visita”.

Figuratevi la gioia e l’orgoglio della vecchietta. Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi, indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l’arrivo di Dio. Dopo un po’, qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma, era solo la sua vicina di casa, che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via:

– “Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!”.

E batté la porta in faccia alla mortificata vicina. Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c’era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga, che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò:

– “Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un’altra volta!”.

E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo. Poco dopo, bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese.

– “Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo… E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa”, implorò il povero.

– “Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!”, disse la vecchietta stizzita.

Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio. La giornata passò, ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine, si decise ad andare a letto. Stranamente, si addormentò subito e cominciò a sognare. Le apparve in sogno il buon Dio che le disse:

– “Oggi, per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto”.

MORALE: La vita di ognuno di noi è intessuta di attese. Si tratta di una esperienza importante e di grande valore educativo. Consapevole di ciò, la Chiesa ha fissato un tempo per ravvivare questo ‘stato’ fondamentale nella vita del cristiano: il tempo dell’Avvento. La storia sottolinea che Dio è sempre sorprendente… è possibile incontrarlo in tanti modi, ma in modo particolare nelle persone che ci avvicinano tutti i giorni.

Preghiera a san Nicola di Bari

Dio onnipotente ed eterno, concedici, per intercessione del santo vescovo Nicola, gli aiuti e le grazie opportune alle presenti nostre necessità sia spirituali che temporali. Ricordati della tua Chiesa, nel suo popolo e nei suoi Pastori, perché sia illuminata dalla tua verità e infiammata dalla tua carità. Consola gli afflitti, provvedi i bisognosi, difendi gli oppressi, assisti gli infermi e fa’ che tutti possiamo sperimentare gli effetti del valevole patrocinio di san Nicola presso di Te, supremo datore di ogni bene. Amen.